Ci sono sportivi in grado di segnare una stagione grazie alle prestazioni di cui si rendono protagonisti nel proprio settore di riferimento. E, poi, ci sono campioni capaci di segnare un’epoca, riscrivendo le regole tacite dello sport che li vede principali attori in scena.
Tadej Pogacar, campionissimo sloveno di ciclismo, corrisponde a tale seconda categoria, ma con una precisazione doverosa. La sua grandezza, alimentata ma non circoscritta ai trionfi da lui ottenuti finora, consiste infatti nell’aver riscritto gli equilibri interni al suo sport. Non solo incidendo attivamente in quest’epoca, ma cambiando il modo di intendere il ciclismo.
Tadej come spartiacque tra l’antico e il moderno
C’è un prima e un dopo Tadej Pogacar, nel ciclismo così come nello sport nel suo complesso. Chi ricorda la maniera in cui i Grandi Giri – si pensi soprattutto al Tour de France – venivano tradizionalmente vinti prima dell’avvento del fenomeno sloveno, è in grado di notare plasticamente tale rivoluzione. Da una strategia fondata sulla gestione, principalmente di stampo conservativo, a un’altra caratterizzata dall’unire estetica e pragmatismo, inclinazione a dare spettacolo e concretezza.
Lungi dal voler emergere solo come “vincitore”, Tadej ha sublimato la sua grandezza dimostrando quanto, prima di tutto, il ciclismo sia per lui una passione autentica, l’impulso che lo spinge ad agire per affermare se stesso e imporre la sua essenza. Vincere è già di per sé un esercizio complicato, specie in un’epoca caratterizzata da tanti campioni – nelle classiche, si pensi a Mathieu Van Der Poel, così come nei Grandi Giri, si veda Jonas Vingegaard – ma farlo in maniera proattiva è una manifestazione d’intenti.
Dalla quale emerge la volontà di trionfare, nella cornice di un evento sportivo, mutando il paradigma di riferimento: dal “minimo utile” al “massimo possibile”, non attendendo ma anticipando le mosse altrui.
Il sogno proibito?
Dopo aver conquistato la Milano-Sanremo, al termine di una corsa epica che lo ha visto cadere, rialzarsi e staccare il grande rivale Van Der Poel prima di battere un eccezionale Tom Pidcock in volata, Tadej non si pone più limiti. Archiviata la Classica più difficile, alla luce della difficoltà di staccare gli avversari più ostici, lo sloveno guarda con credenziali rinnovate al Fiandre di domenica 5 aprile. Un altro successo sospingerebbe lo sloveno ulteriormente verso la leggenda, per concludere la cinquina che non è finora mai riuscita a un ciclista.
L’ostacolo più impervio nel percorso sarebbe, poi, rappresentato dalla Paris-Roubaix, la Classica più spettacolare da cui ci si aspetta un altro confronto ad alto tasso di spettacolo tra Tadej e Mathieu. A seguire la Liegi e il Lombardia, corse estremamente adatte alle caratteristiche dello sloveno, in cui il campione del mondo ha già ottenuto 8 successi complessivi.
Non resta, dunque, che attendere l’evoluzione delle cose, consapevoli di una realtà: il futuro sarà, così come il presente, all’insegna dell’azione e della costruzione. Al riparo da attendismo, inerzia e passività. In pieno stile moderno, così come determinato grazie all’opera di riscrittura di Pogacar.

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