Tadej Pogacar oggi ha superato anche sé stesso. Un fenomeno che vince in ogni modo, ogni corsa, su ogni terreno, che oggi ha ulteriormente impresso il suo nome nella leggenda del ciclismo e dello sport. A 35 km dall’arrivo sembrava quasi tutto finito, con la caduta per certi versi banale che lo ha segnato in maniera evidente e lo ha portato a un distacco di una quarantina di secondi dal gruppo. Ma con Pogacar non è mai tutto finito e da qui in avanti è cominciata la Cappella Sistina della carriera dello sloveno: una rimonta incredibile pilotato da Grosschartner prima e da McNulty poi, fino ad arrivare in testa al gruppo già a 4.5 km dal termine della Cipressa. Poi l’attacco lanciato da Del Toro, per rimanere ancora in tre, con Van der Poel e Pidcock. Stavolta l’olandese sul Poggio si è piegato, mentre l’inglese gli ha dato filo da torcere fino all’ultimo metro, ma oggi era la giornata del Campione del Mondo, la giornata dell’arcobaleno.
Pogacar ha vinto la Classica Monumento più difficile da vincere, quella che presenta più incognite e incertezze nella sua dinamica. E Tadej è riuscito a vincerla nell’anno più difficile, dopo una caduta, correndo sempre all’attacco, sfidando faccia a faccia anche in discesa un discesista puro come Pidcock. Ha vinto il corridore più forte, quello che rende ogni corsa spettacolare e storica, quello che confeziona un numero dopo l’altro, ma che oggi ha messo nel palmares la vittoria più significativa, epica e impossibile della carriera.

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