Entrare nella leggenda dello sport è un’impresa per pochi eletti, in grado di abbinare un talento di base con una mentalità vincente, orientata al successo. Quando si parla di Lisa Vittozzi, in questo senso, si fa riferimento a un’atleta entrata a tutti gli effetti nel Gotha degli sport invernali per la sua capacità di porre le proprie qualità tecniche al servizio di un obiettivo concreto, quello di dare sostanza alle proprie ambizioni di vittoria. Non un’ossessione o un pensiero costante, ma un proposito da realizzare mediante la forza del lavoro e l’attitudine di chi sa rialzarsi dopo una caduta.
Gli ingredienti del successo
Che Vittozzi non fosse una biathleta come le altre lo si è compreso presto, nel 2016, quando a 21 anni conquistò il suo primo podio in Coppa del Mondo, a Kontiolahti. Il terzo posto conseguito dall’atleta di Sappada fu da lei bissato, nella stagione successiva, in occasione della tappa di Le Grand Bornand. Due prime manifestazioni di un talento, evidente a tutti, che richiedeva soltanto un “adeguamento” per poter concretizzarsi in una differente continuità di rendimento e, dunque, nella presenza di ambizioni di successo a fine annata.
L’adeguamento in questione aveva il nome di “precisione al poligono”, una condizione ineludibile per poter passare da “atleta competitiva” a “potenziale vincitrice della Coppa del Mondo”.
È su queste basi che Vittozzi, dimostrando la sua attitudine al miglioramento costante attraverso la dedizione al sacrificio e all’impegno quotidiano per divenire la miglior versione di se stessa, ha conseguito nella stagione 2018-2019 (argento olimpico nell’individuale di Östersund) quella svolta auspicata per divenire, prima, una campionessa e, poi, una leggenda.
I numeri di una carriera da incorniciare
3 medaglie olimpiche (di cui 1 oro nell’inseguimento, conseguito proprio all’edizione di Milano-Cortina appena terminata); 12 medaglie mondiali (di cui 2 ori, uno nella staffetta di Oberhof nel 2023 e un altro ottenuto nell’individuale di Nové Město nel 2024); 51 podi in Coppa del Mondo (di cui 13 vittorie, 8 individuali e 5 in staffetta); una Coppa del Mondo generale e quattro Coppe di specialità (3 nell’individuale e 1 nell’inseguimento).
Senza dimenticare i due ori nei Campionati italiani, che non rappresentano di certo la sua priorità ma contribuiscono, al contempo, a disegnare i confini di una carriera che è già entrata nella leggenda dello sport italiano.
Una manifestazione di grandezza sublimata dal ruolo, a Vittozzi attribuito, di portabandiera della delegazione italiana alla cerimonia chiusura delle Olimpiadi di Milano-Cortina. Per una storia, già straordinaria, comunque destinata a veder scritte ulteriori pagine di sacrificio, carisma, predisposizione mentale vincente e risultati tangibili.

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