Sinner non è un robot: una giornata no non è la fine del mondo

Ci ha abituati benissimo, ma talvolta una mazzata e una doccia fredda come quella di oggi ci può riportare alla realtà: Jannik Sinner è un tennista fenomenale da tanti punti di vista, ma è umano. E come ogni essere umano ha delle fragilità e delle debolezze: in tanti in sede di analisi del tabellone avevano individuato nel caldo e nella tenuta fisica il principale avversario del n.1 del mondo e così è stato. Un tallone d’Achille che era già emerso in Australia nel match contro Spizzirri e a Shanghai contro Griekspoor e che oggi è stato confermato. Le dinamiche sono certamente incredibili: un match praticamente vinto e in totale controllo sul 6-3 6-2 5-1 che è sfuggito via in un attimo, nell’incredulità generale compresa quella di Cerundolo.

Delle risposte e delle spiegazioni andranno date da un punto di vista di preparazione fisica, visto che negli Slam e sulla tenuta qualche problema c’è stato, ma oggi la questione trascende, vedendo come si stava sviluppando il match: Jannik in conferenza stampa ha parlato di essersi svegliato male e di non aver dormito bene la notte scorsa, trovandosi a un certo punto senza energie. Il corpo si può conoscerlo bene, ma a volte non dà le risposte che ci si aspetta: in ogni caso non è una questione riconducibile al caldo o alla programmazione, ma si tratta di una giornata storta che all’interno dei 365 giorni all’anno può succedere. Perché sono super atleti, super uomini, ma pur sempre esseri umani e terrestri come noi. Una sconfitta non è la fine del mondo: la carriera di Sinner non è finita e sarà ancora ricchissima di soddisfazioni.


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