Jannik Sinner ha deciso di rinunciare alle finali di Coppa Davis a Bologna di quest’anno e in Italia è già scoppiato un altro caso nazionale, di dimensioni quasi analoghe a quanto successo nel 2023 quando non si presentò alla fase a gironi. In quel caso era stata la Gazzetta dello Sport a portare avanti una battaglia a viso aperto contro l’altoatesino per quella rinuncia, che era coincisa per giunta con l’esplosione del futuro n.1 del mondo e con un finale di stagione che lo vide vincere Pechino, Vienna, raggiungere la finale alle Finals di Torino e trascinare l’Italia alla vittoria di quell’edizione della Davis a Malaga. Sinner che di fatto nelle ultime due annate ha trascinato da protagonista quasi unico gli azzurri alla vittoria della competizione.
Un giocatore di livello internazionale come Sinner è costretto a giocare tutti gli anni una competizione come la Coppa Davis? La premessa è innanzitutto che questa non è neppure la vera Coppa Davis come in tanti la ritengono, visto che è solo una bruttissima copia della storica Insalatiera che è stata sfregiata dal 2019 in avanti. Inoltre cosa dovrebbe dare di più Jannik alla maglia azzurra? Due trionfi, un play-off giocato in Slovacchia a marzo 2022, una sconfitta in singolare con la maglia dell’Italia, questo ragazzo cosa deve dimostrare ancora? Dovrebbe andare in Nazionale solo per far piacere alle retoriche dei finti nazionalisti o a qualche vertice federale per mostrarsi belli in competizioni fini a sé stesse?
Siamo però nel Paese nel quale si interpella alla tv nazionale un Pietrangeli in salute precaria a 90 anni per scagliarsi contro Sinner e la sua mancata riconoscenza alla maglia azzurra, siamo nello sport in cui la federazione vuole costantemente prendersi i meriti di un fenomeno che non è italiano o altoatesino, ma globale. Inoltre si ritiene sempre che il movimento maschile italiano sia eccezionale: ecco una bella possibilità per i convocati alle spalle di Jannik di dare una dimostrazione del loro valore in questa competizione. Ecco quindi che Sinner è nella condizione in cui può prendere le decisioni che ritiene più giuste per la sua carriera, visto che il tempo e le scelte pesanti finora gli hanno sempre dato ragione.

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