Dopo quasi un mese di voci, mezzi annunci, mezze verità, finalmente la telenovela Fabio Paratici giunge al termine. Il dirigente piacentino si libererà dal Tottenham e si unirà alla Fiorentina come direttore sportivo il prossimo 4 febbraio. Si è trattata dell’ennesima scelta e gestione discutibile, per usare un eufemismo, di questa società. Sicuramente la squadra in questo momento è in ripresa e può avere gli strumenti per salvarsi, ma sappiamo come ci fosse l’esigenza piuttosto ingente di ristrutturare l’area dirigenziale del comparto sportivo viola dopo anni stantii e di finestre chiuse. L’ideale era portare un dirigente il più velocemente possibile e non andare a complicarsi la vita con un direttore impegnato e ancora sotto contratto per un’altra società.
Indubbiamente Paratici sta già con il piede in due scarpe e sta già conducendo il mercato per la Fiorentina, ma la distanza e la mancanza di conoscenza esatta delle dinamiche di spogliatoio e di ambiente a Firenze sono sicuramente un handicap, oltre che lavorare per due società contemporaneamente potrebbe portare a qualche spiacevole sorpresa dal punto di vista legale a Paratici, che già in passato è stato protagonista di vicende non edificanti.
Premesso ciò, qualcosa di nuovo si sta cominciando a vedere, un mercato che sta vedendo giocatori finalmente arrivare dall’estero e uscire dal cortile italiano e mediocre a cui siamo stati abituati durante tutti questi anni. Sicuramente si tratta di un dirigente che in passato ha avuto esperienze positive e meno positive, ma che lavora con una struttura di scouting ben precisa, che conosce giocatori da diversi areali, che ha grandi rapporti nel mondo del calcio e che può portare un certo tipo di curriculum e di esperienza. L’augurio è che questo nuovo percorso e da questo mercato possa ripartire una Fiorentina nuova e che una figura del calibro di Paratici possa portare verso un cambio di proprietà per intravedere nuovi orizzonti.

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