La grandezza di Sinner, la forza e le fragilità di Musetti

Una giornata agrodolce in casa Italia al termine dei quarti di finale degli Australian Open: da una parte la strapotenza e lo status da grande giocatore di Jannik Sinner, dall’altra tutto il talento e i progressi mostrati da Lorenzo Musetti, ma anche dei limiti ancora non del tutto abbattuti.

Sicuramente quella di oggi è stata la miglior prestazione del torneo da parte di Sinner, in netta crescita rispetto alle ultime uscite. La costante rispetto al match con Darderi è stato un piccolo calo avuto durante il terzo set, ma Shelton non è riuscito ad approfittarne. L’americano sicuramente ha sbagliato qualcosa dal punto di vista tattico, non aggredendo abbastanza sulla seconda di servizio, rimanendo troppo dietro e non raccogliendo ciò che doveva con i colpi di inizio gioco. D’altra parte però il n.2 del mondo riesce a disinnescargli la maggior parte delle volte la prima di servizio, a far partire lo scambio, a muoverlo e a farlo faticare da fondo, mettendo in evidenza quelli che sono i limiti negli spostamenti del gigante di Atlanta, seppur sia migliorato rispetto all’anno scorso. La qualità di Sinner è emersa ancora nella lucidità in tutte le scelte fatte dal punto di vista tattico, appoggiandosi alla potenza del suo avversario e giocando con margine, senza mai strafare. E adesso la sfida con Djokovic lo vedrà ancora largamente favorito per arrivare in finale.

Un Djokovic che stava per andare a casa contro un grande Musetti. Il carrarino ha dominato i primi due set, poi ecco l’infortunio e il ritiro. Il serbo ha ammesso che non sarebbe mai riuscito a ribaltare il match e si ritrova in semifinale senza aver vinto neanche un set dal terzo parziale del terzo turno contro van de Zandschulp. Musetti oggi per due set è stato straordinario: dopo un pizzico di tensione iniziale ottimo al servizio, straordinario in difesa, variazioni e cambi di ritmo che hanno messo fuori palla Djokovic. L’ex n.1 del mondo da fondocampo non sapeva cosa fare, era pressoché impotente e ha provato a buttarsi a rete anche in uscita dal servizio per compensare questa evidente differenza. L’infortunio lascia grande amarezza, ma non può essere ricondotto solo alla sfortuna: nei tre match più importanti della carriera, il giocatore toscano si è arreso a infortuni, ossia nelle due sfide con Alcaraz dello scorso anno a Montecarlo e al Roland Garros e in questa a Melbourne. Che possa incidere il dispendio energetico nei turni precedenti? Che possa incidere il tipo di gioco difensivo e usurante? Che possa incidere la tensione con la quale si approccia a questi match? Magari un mix di questi fattori, ma avendo soli 24 anni, Lorenzo può ancora lavorare su questi vulnus e provare a migliorare anche su questo aspetto. La crescita è infatti netta e inequivocabile e serve mettere un altro tassello per spiccare ulteriormente il volo.


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