Un punto alla volta, un mattoncino alla volta. La Fiorentina resta imbattuta nell’era Vanoli con il secondo pareggio in due partite tra Genoa e Juventus, per giunta rimontando ancora una situazione di svantaggio. Il segno positivo rispetto alla gestione precedente è proprio questo: la squadra adesso riesce a reagire e a rimanere in partita e non ha la stessa arrendevolezza di prima. Inoltre adesso è molto più consapevole di quella che è la posizione in classifica: nel declinare della partita nei fatti e nell’atteggiamento ci si è accontentati del pareggio, senza forzare e senza strafare. Un po’ di rimpianti ci sono perché la Juve si è dimostrata modesta e mediocre e forse si poteva sperare in qualcosa in più, specialmente nello slancio dopo il gol di Mandragora, ma ad oggi va bene anche così.
La delusione principale di giornata è stato l’approccio, un primo tempo un po’ deboluccio per la grinta e l’atteggiamento invocato più volte da Vanoli. Dall’altra parte però poi il veemente ingresso dalla ripresa, con la scossa data con l’uscita di Dodo e l’ingresso di Fortini che è il manifesto di come in questa gestione tecnica non ci siano figli o figliastri, ma tutti devono costantemente dimostrare e devono meritarsi il campo e la titolarità. Alcune scelte sono state discutibili come quella di mettere Marì a uomo su Vlahovic e Fagioli vertice basso di centrocampo, così come la coppia Kean-Piccoli che continua a non integrarsi. Sotto il profilo dello spirito una maggiore compattezza e consapevolezza della situazione si è vista. I punti sono ancora pochi e dicembre da questo punto di vista sarà fondamentale per cercare di accumulare i punti per girare alla fine del girone di andata almeno a 18 punti, per poi affrontare la seconda parte di stagione con una tranquillità diversa, magari permettendosi anche di fare calcio e di esprimere un gioco diverso.

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