Jannik Sinner non è tornato, semplicemente non se n’è mai andato. In un Paese in cui tutti si sono improvvisati esperti di tennis, il n.2 del mondo era già stato etichettato come in fase discendente e in una crisi irreversibile. Il tutto per una semifinale all’Australian Open persa contro Djokovic e un quarto a Doha perso contro Mensik: due partite sicuramente non gestite bene e che hanno fatto male per la loro dinamica, ma che fanno parte di un processo di ulteriore consolidamento al vertice, che può passare anche per qualche periodo di appannamento e per partite nelle quali si può provare a fare qualcosa di nuovo e di diverso.
La partita con Zverev in semifinale a Indian Wells è stata dominata e ci ha presentato un Sinner praticamente perfetto sotto ogni aspetto del gioco, solidissimo, lucido in ogni scelta presa, fantastico al servizio, sempre in pressing, sempre in comando e costringendo il suo avversario a una partita passiva e remissiva. Un Sinner che rende facili le cose difficili, che è stato reattivo, veloce, sul pezzo per tutto il match e che adesso si prepara a una grande finale dalla quale comincia con forza un 2026 che ha ancora tanto, tantissimo da raccontare.

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