Nella giornata di lunedì si è chiuso il calciomercato invernale e oggi viene ufficializzato l’arrivo in casa Fiorentina del nuovo ds Fabio Paratici. Già questa frase dovrebbe stonare in un contesto di normalità, ma la pagina di questa campagna acquisti è la dimostrazione che all’interno del mondo viola, da diversi anni a questa parte, non c’è assolutamente niente di normale. In una situazione di totale emergenza in classifica e all’interno della peggiore stagione della Fiorentina dal Dopoguerra in avanti, il mercato viene condotto non si sa bene da chi e con il direttore sportivo lontano e non presente. Domani il direttore sarà presentato in conferenza stampa e si spera che verranno chiariti quali saranno gli sviluppi futuri, la possibilità di manovra, gli obiettivi a breve e lungo termine, il rapporto con questa proprietà e con il direttore generale Alessandro Ferrari. Avremo una risposta a queste domande? Speriamo.
Intanto, chiunque abbia condotto questo mercato, non ha sicuramente fatto un gran lavoro. La campagna acquisti è da 4: l’unico innesto funzionale e di un certo spessore è Manor Solomon che aveva fatto sperare in un mercato diverso e di un’altra qualità. Invece successivamente si è proseguito, se non per Harrison, con i soliti esuberi dal campionato italiano, senza un minimo di freschezza, senza un minimo di innovazione, senza uno sguardo verso il futuro e promettendosi di pagare giocatori come Fabbian e Brescianini 30 milioni in estate, in caso di salvezza. Acquisti come questi ultimi due e Rugani sono nel pieno stile di Pradè, quello che abbiamo visto durante tutta la presidenza Commisso e non un cambiamento di rotta. Non si è ancora fatto scouting in una situazione nella quale era fondamentale farlo per accaparrarsi giocatori con fame, voglia di imporsi e a basso prezzo, magari dal Nord Europa. Il ritornello a Firenze è sempre stato lo stesso: “Chi viene in una squadra terzultima in classifica?”. Ecco, questa è solo un’alibi per coprire il problema: laddove c’è conoscenza, profondità di analisi, sguardo ai campionati minori, ecco che si poteva fare molto meglio, magari prendendo anche giocatori che si volevano mettere in mostra in vista del Mondiale, in prestito per sei mesi. Il ruolo del centrale di impostazione, forte di testa e veloce è rimasto scoperto, così come quello del mediano davanti alla difesa da affiancare a Fagioli. In più non si è fatta la rivoluzione che andava fatta, tenendo praticamente tutti i giocatori responsabili dello scempio visto finora. In caso si continui a rimanere in basso in classifica e si sia già esaurita la positività del mini-ciclo positivo a gennaio, lo spogliatoio potrebbe tornare ribollente, visto che sono ancora presenti gli stessi protagonisti dei fatti di Reggio Emilia? Si è scelto ancora una volta di spendere casualmente e di non prendere decisioni forti, nel momento in cui bisognava dare una sterzata rispetto al passato.

Lascia un commento