Diario dal Foro Italico: aneddoti, emozioni, organizzazione e critiche

Ieri si è chiusa probabilmente la mia esperienza di questo 2026 al Foro Italico per gli Internazionali d’Italia. Un torneo vissuto quest’anno da consumatore e spettatore e non da accreditato come accaduto nelle ultime edizioni. Primi quattro giorni che sono stati intensi e dai quali mi porto dietro delle belle emozioni e dei bei ricordi vissuti insieme ad alcuni amici. Innanzitutto un consiglio spassionato a chi ama il tennis: la prima settimana con la riforma dei tornei 1000 è la migliore da vivere da appassionati. Il livello è alto su ogni campo, giocatori e giocatrici anche fuori dai primi 100 sanno offrire un grande spettacolo e sui campi secondari si viene a creare un’atmosfera decisamente più coinvolgente rispetto a quella del Centrale. Potrei citare due esempi su tutti: Ugo Carabelli-Shevchenko e Basilashvili-Merida. Due match tirati, incerti, equilibrati, vissuti vicino ai box dei giocatori sul Campo 2, con tanto tifo e le tribune piene. Spettacolo, emozioni e bel tennis: si può divertirsi anche senza vedere Sinner e Alcaraz, ve lo garantisco.

Inoltre i primi giorni sono quelli in cui si può seguire gli allenamenti, scambiare delle battute con gli staff dei giocatori, per chi lo desidera può farsi delle foto e degli autografi. Tutti dettagli ed emozioni che rendono preziosa la presenza in loco rispetto al vivere il torneo in tv: vedere su cosa lavorano i giocatori, su cosa si concentrano, i consigli da parte degli allenatori. C’è la possibilità di vivere match praticamente da bordo campo, di carpire sensazioni e smorfie subito come l’accenno di crampi di Droguet o le considerazioni di Shapovalov verso Navone (“fai i milioni facendo il palettaro”). Bello è stato poter parlare anche con il team di Solana Sierra al termine del match dell’argentina e farsi una foto in tutta tranquillità, con l’allenatore che ci ha chiesto di essere presenti a supportare la sua giocatrice anche al turno successivo.

Una nota decisamente dolente è un’organizzazione non all’altezza di un evento di questa portata e soprattutto dei prezzi immorali per quello che viene offerto. Fino agli anni scorsi c’era più di un ingresso al sito del torneo: adesso rimane solo quello dall’obelisco del Foro Italico, accanto alla sede del CONI, dovendo ospitare praticamente il doppio se non il triplo degli spettatori rispetto anche a 3/4 anni fa. La politica della federazione è decisamente discutibile: gli italiani vengono sempre programmati sui tre campi che richiedono un biglietto per accedervi e il Pietrangeli, che era una volta il cuore pulsante dei tennisti azzurri, viene ridotto a quarto campo per importanza. Una politica volta a cercare di vendere quanti più biglietti possibili a prezzi decisamente eccessivi sin dai primi giorni anche su BNP Paribas Arena e Supertennis Arena. Non è più il tempo di sfide come Seppi-Wawrinka o Fognini-Dimitrov sul campo delle statue (uno dei più iconici al mondo). Così facendo si fa un danno agli stessi tennisti italiani che si ritrovano davanti a poche decine di spettatori sul primo, secondo e terzo campo per importanza.

Un’organizzazione che fa programmazioni discutibili, come mostrato ieri nella gestione di Sinner: prima l’allenamento è stato programmato sul Campo 14, angusto e con pochi posti anche solo per match di secondo o terzo turno, poi spostato sul Campo 6 e infine sul Campo 5 (quello accanto al 6 senza gli spalti) per evitare una gestione impossibile del flusso. L’invito è anche quello di portarsi da bere e da mangiare da casa, per evitare magari di mangiare un trancio di pizza e mortazza a 9.50€.

Il consiglio quindi per chi vuole andare al Foro Italico è quello di andare in uno dei primi quattro/cinque giorni con il biglietto ground per vivere del bel tennis, delle belle emozioni, spendere una cifra abbastanza ragionevole e divertirsi.


Comments

Una risposta a “Diario dal Foro Italico: aneddoti, emozioni, organizzazione e critiche”

  1. Consigli utili e divertenti, che riportano il tennis al centro del discorso, come sport e non come vetrina mainstream. Sui costi dei tornei italiani si parla spesso e con ragione, ma purtroppo i biglietti si vendono anche a prezzi impossibili. Di certo hai ragione Giulio, i primi turni sui campi meno blasonati ti accorgi di cose che diversamente non percepisci e gioisci o soffri con chi gioca. Resoconto prezioso. Grazie 🙏

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