Il tempo, nessuno è in grado di fermarlo, inesorabilmente scorre per tutti, ma un’antica leggenda narra di miti, eroi e leggende che erano in grado di rallentarlo, quasi il tempo volesse vedere di quali grandezze fossero capaci.
Nel calcio ci sono stati tanti grandi, elencarli tutti è difficile ci si potrebbe star anni e anni, dimenticandosi comunque qualcuno.
Questa storia è di chi era definito fisicamente imperfetto, fragile, piccolo per un gioco dove contano i muscoli. La storia di una nonna che dice: “la prego lo faccia giocare” in una lingua sudamericana che parla direttamente dal cuore.
La storia di quel bambino è destinata a far scalpore ed entrare nel firmamento dei grandi giocatori, la storia lo vedrà gioire, piangere, digrignare i denti, cadere e rialzarsi perché questa storia è squisitamente umana per quanto leggendaria.
Lionel Messi non è un predestinato, non è figlio d’arte anzi quando gioca a pallone tutti pensano che sia troppo gracile, troppo piccolo. Tutti o quasi, perché c’è un giocatore che lo prende sotto la sua ala con quel sorriso, quel maledetto sorriso, brasileiro. C’è un allenatore che ci crede in quel bambino dal talento innato baciato dagli dei del calcio.

Dinho e Pep Guardiola sono coloro che cambieranno la carriera del ragazzo. Vince tutto con la maglia del Barcellona dando via al più grande dualismo dei nostri tempi, Messi Vs Cr7 chi è il migliore? Il siuu del portoghese vs Ankara dell’Argentino, si sfidano a colpi di prodezze, gol, assist e trofei individuali e non. Ha subito il paragone con l’eterno, l’alieno Maradona, che con la nazionale Argentina ha vinto mentre per Messi un trofeo con l’Albiceleste sembra essere stregato. Perde ai rigori vs il Cile, perde una finale mondiale contro la Germania, riperde ancora contro il Cile… Sembra una maledizione senza fine con la sua amata Argentina, ma si sa spesso molte favole hanno bisogno di tempo prina di quel fatidico “e vissero felici e contenti”.
In Argentina arriva ad allenarlo il re degli introversi diverso da Maradona o un Mourinho molto più silenzioso, Scaloni inizia a costruire un gruppo non solo forte ma soprattutto unito vincendo il trofeo delle squadre sudamericane e quello è il primo tassello del destino che sta per compiersi. Quel mondiale sembra stregato la prima persa contro l’Arabia Saudita, i malcontenti e quel sogno che sembra sfumare e rimaner tale.
La Sua Argentina arriva in finale vs la Francia in una finale che non è solo una partita ma rappresenta un divario generazionale tra “vecchio” e “nuovo”una partita pirotecnica che dopo un 3 a 3 spettacolare si conclude con la disfatta Francese ai rigori.

Finalmente quel trofeo è suo cme l’8 pallone d’oro, tra le tante critiche, ma la sua avventura non è finita anzi, dopo il mondiale vinto mentre milita in Mls arriva anche la gioia di vincere il campionato con la squadra americana Inter Miami portando a 44 i suoi trofei personali, il più vincente di sempre a cui il tempo si inchina e a cui viene in mente queste parole di un telecronista famoso: “Ankara Messi… “.


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