Ciclismo, Simon Yates si ritira e pone il problema burnout

Estremamente a sorpresa, Simon Yates ha annunciato il suo ritiro dal ciclismo professionistico. Un corridore di 33 anni, che ancora avrebbe potuto garantirsi delle soddisfazioni ad altissimo livello, come abbiamo visto nel 2025 quando ha vinto il Giro d’Italia e ha conquistato una tappa al Tour de France. All’alba della stagione 2026, ecco che il britannico ha deciso di salutare tutti: “So che per molti potrà essere una sorpresa, ma non è una scelta presa alla leggera. Ci ho pensato a lungo e ora sento che questo è il momento giusto per fare un passo indietro e lasciare questo sport. Il ciclismo ha fatto parte della mia vita da quando ho memoria”, ha detto il ragazzo originario di Bury. Una decisione che pone il problema sempre più ricorrente nello sport in generale, ma in particolare nel ciclismo, ossia quello del burnout. Tecnicamente il burnout è una sindrome da stress cronico legato al lavoro, fino a portare a un esaurimento nervoso, emotivo, fisico e mentale.

Nel mondo del ciclismo si parla di sindrome di sovrallenamento o del “ciclista bruciato”. Si tratta fondamentalmente di professionisti che non riescono più dopo anni a sopportare gli stress e i sacrifici che il ciclismo impone, non sopportano la pressione e la tensione costante di arrivare a determinati numeri ai quali il computerino ti spinge a raggiungere. Una stanchezza costante che non migliora con il riposo, ma anzi porta a sintomi come l’insonnia e che rende la bicicletta non più uno strumento per conquistarsi la libertà, ma come un oggetto di schiavitù.
Recentemente nel femminile era arrivato il ritiro anche della statunitense Veronica Ewers che aveva denunciato tutti i danni che lo sport ad alti livelli le aveva provocato:  “Non ho il ciclo dal 2014. Le mie ossa sono deboli. Ho passato il 2024 e il 2025 cercando di guarire dopo i danni che ho causato al mio corpo nell’ultimo decennio, ma non ha funzionato”.

Da qui quindi la decisione di Yates di voler staccare con questo mondo per dedicarsi ad altro e per mettersi alle spalle tutte le pressioni che in questi anni lo sport gli aveva causato, in particolare se si corre per i grandi obiettivi come la classifica generale di un Grande Giro e non si può praticamente mai avere un giorno di riposo e se non si è un fenomeno come Pogacar, e quindi si deve tirare la carretta giorno dopo giorno per restare ad altissimi livelli.


Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *