La Parigi-Roubaix è la corsa che può cambiarti la vita e nella quale tutti i tuoi pregi e difetti vengono fuori e oggi la vita di Wout van Aert non sarà più la stessa. “Eterno secondo”, “eterno piazzato”, “corridore non vincente”, “sfortunato”: tutti gli appellativi il belga li spazza via con una volata nel velodromo di Roubaix che vale una carriera e oltre, arrivando con più energie e battendo in tromba il Campione del Mondo Tadej Pogacar, regalandoci una pagina indelebile e inscalfibile nella storia del ciclismo. Una corsa che non è finita fino all’ultimo metro, che ha visto colpi di scena in serie tra guasti meccanici, cadute, forature, rimonte e controrimonte. E lo sfortunato per antonomasia, il corridore che ha avuto mille problemi e mille traversie negli ultimi anni, oggi si prende di forza quello che forse il destino in passato gli aveva tolto, vincendo la seconda Monumento della carriera dopo la Sanremo 2020, ma di gran lunga quella più emozionante e più pesante.
Tatticamente è stato perfetto, ha resistito ai mille tentativi di un Tadej Pogacar che oggi non ce l’ha fatta, ma ha corso nuovamente in maniera divina, rientrando da due forature, recuperando, scattando a più riprese e provando in tutti i modi a staccare van Aert, ma oggi la vittoria era destinata al belga che aveva dei conti da sistemare con il destino e con un passato amaro.
Lo spirito della Roubaix è stato incarnato perfettamente dal corridore che questa corsa l’aveva vinta nelle ultime tre edizioni, ossia Mathieu van der Poel. Due forature nella mitica Foresta di Arenberg lo hanno fatto naufragare a 2’15” di ritardo e chiunque avrebbe potuto mollare, anche solo da un punto di vista mentale. Eppure l’olandese non si è mai buttato giù, ha tirato a tavoletta per tutti gli ultimi 90 km ed è arrivato quarto a soli 15 secondi dalla coppia davanti. Un corridore pazzesco che ha onorato fino in fondo la corsa delle corse, quella che incarna al meglio la vita, perché di cose ne succedono tante come nella vita e ogni volta bisogna rialzarsi, andare avanti a reagire. Ecco perché abbiamo vissuto queste emozioni, perché tutti si sono spesi dal primo all’ultimo metro e tutti sono stati durissimi a mollare, hanno rifiutato l’idea di alzare il piede dal gas, anche per un solo istante.

Lascia un commento