Giovanni Franzoni e Dominik Paris, classe 1989 e classe 2001: 12 anni di differenza, accomunati dall’aver riscritto la storia olimpica italiana nei Giochi di Milano-Cortina 2026. Sulla pista delle piste, sull’antologia della discesa libera sulla Stelvio di Bormio, i due azzurri hanno raccolto rispettivamente una medaglia d’argento e una medaglia di bronzo, entrambe per motivi diversi di valore inestimabile. Intanto perché la squadra italiana nella sua storia al maschile aveva raccolto solo tre medaglie in discesa libera: l’oro di Zeno Colò nel 1952 ad Oslo, il bronzo di Herbert Plank a Innsbruck 1976 e l’argento di Christof Innerhofer a Sochi 2014. Oggi ne arrivano due in un colpo solo e sono le prime due medaglie azzurre nell’Olimpiade di casa.
Un bronzo che ha un valore enorme specialmente per Dominik Paris: Domme in carriera ha dimostrato di essere uno dei migliori discesisti di tutti i tempi, certamente il miglior italiano. 7 vittorie sulla Stelvio di Bormio, 3 vittorie sulla Streif di Kitzbuhel, campione del mondo in superG, eppure mai capace di vincere un Mondiale in discesa, una Coppa di specialità in discesa e una medaglia olimpica. Medaglia olimpica che arriva oggi a 36 anni per chiudere un cerchio, sulla pista che più lo ha reso grande in carriera e sulla quale è riuscito maggiormente a fare la storia. Mancava un tassello per rendere ancora più grandiosa la sua carriera e questo è stato messo.
Poi Giovanni Franzoni, che ha cominciato la stagione con un 29° posto nella discesa di Beaver Creek partendo con il pettorale 48. Era solo il 4 dicembre, appena due mesi fa. Da lì una crescita impressionante: il podio nel superG in Val Gardena, la vittoria nel superG di Wengen e il terzo posto in discesa, la vittoria incredibile nella discesa sulla Streif di Kitzbuhel e l’argento olimpico sulla Stelvio di Bormio. Il talento di Manerba del Garda è deflagrato definitivamente a 24 anni e ha la mentalità del grandissimo. Subito dopo l’argento, è felicissimo ed emozionato per il traguardo raggiunto, ma va a cercare ciò che non è andato nell’intervista a caldo a Rai Sport: “Penso di aver perso i due decimi sulla Carcentina, lì non sono stato pulito e ha fatto la differenza von Allmen”.
C’è voluto un Franjo von Allmen pressoché perfetto per battere i due azzurri e vincere la medaglia d’oro: questo classe 2001 è il presente e il futuro della velocità ed è il grande erede dei fantastici discesisti visti in questi anni, da Paris a Mayer, passando per Feuz e Svindal. Il deluso è certamente Marco Odermatt, che deve accontentarsi di un amaro legno e proverà a riscattarsi tra gigante e superG, ma quello di oggi è un boccone difficile da mandar giù.
Le Olimpiadi sono cominciate fortissimo per i colori azzurri e chissà che già oggi, magari con Ian Matteoli, non possano già arrivare altre medaglie.

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