No trip for cats direbbe Paolo Bertolucci. Effettivamente in entrambe le semifinali viste oggi a Wimbledon di trippa ce n’è stata poca per Arthur Fery e per Novak Djokovic rispettivamente contro Alexander Zverev e Jannik Sinner che si giocheranno il titolo domenica. La differenza che è emersa tra Sinner e Djokovic oggi è stata lampante, l’esito del match non è stato mai in dubbio. Troppo alto il ritmo imposto da Jannik, troppo elevata la velocità di crociera nello scambio per un Nole che ha provato ad aggrapparsi alla prima di servizio, ma che nello scambio è sempre stato inferiore ed è stato costretto a rincorrere.
Le preoccupazioni erano legate al rendimento espresso finora nel torneo da Sinner e al match in Australia, ma questi presupposti sono subito stati scacciati via. Il confronto di Melbourne era stato caratterizzato da una serie di chance infinita sprecate da Jannik che sfruttò solo 2 palle break su 18 e non ne sfruttò neanche una delle 10 avute nel quarto e nel quinto set. Questa si è rivelata essere l’eccezione e lo sviluppo del match è stato identico alla semifinale dello scorso anno. Inoltre Djokovic fisicamente non ha del tutto recuperato lo sforzo sovrumano per battere Auger-Aliassime dopo oltre cinque ore e dopo un altro anno sulla schiena non è riuscito ad opporre più resistenza.
E adesso in finale? Sinner chiaramente parte favorito su Zverev, ma il tedesco è in uno stato di fiducia praticamente mai vissuto in carriera. Sascha sta giocando alla grande con il dritto, sta colpendo bene la palla, è aggressivo e sembra che si sia liberato di alcune paure dopo il successo al Roland Garros. In finale sarà fondamentale l’avvio per il n.3 del mondo: se riuscirà a rimanere attaccato a Sinner, ecco che potrebbero aumentare le sue convinzioni, se invece dovesse andare sotto, le memorie negative dei precedenti recenti potrebbero farsi sentire. In ogni caso una finale e un confronto non così scontato come gli ultimi.


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